Didattica a distanza e Covid-19: intervista doppia a docenti del Nord e Sud Italia

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Continuiamo ad indagare sui limiti e le opportunità che la Didattica a Distanza offre alla scuola italiana, soprattutto in questo momento storico.
La settimana scorsa abbiamo intervistato due Dirigenti scolastiche di Cava de’ Tirreni. Questa volta abbiamo dato, invece, la parola ai docenti, per analizzare qual è loro punto di vista. il loro atteggiamento nei confronti della DAD e quali bisogni di formazione emergono.
Abbiamo intervistato due docenti tanto lontane geograficamente quanto vicine, accomunate dalle stesse problematiche ma con due linee di pensiero opposte: C., insegnante di sostegno e coordinatrice di classe in un liceo professionale del Nord Italia, e A., maestra in una scuola primaria del Sud Italia.

Ringraziamo entrambe le docenti per averci dedicato parte del loro tempo, nonostante i numerosi impegni lavorativi.

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Da docente, quali sono le sue prime considerazioni sulla DAD?

A. Il lavoro sulla didattica continua ad andare avanti, e si cerca di ottenere ottimi risultati, grazie anche all’apporto degli studenti.

C. L’indirizzo in cui insegno è di tipo professionale. Già nella “normalità” si riscontrano diverse difficoltà, dovute anche ad uno scarso interesse degli alunni nei confronti dello studio. Attuando la DAD, ci siamo resi conto che i ragazzi non sanno utilizzare i supporti e gli strumenti base informatici: non sanno creare un account né un’indirizzo email. Ho dovuto svolgere un’attività di supporto anche nei confronti dei genitori, i quali a loro volta si trovano ad aiutare i figli a svolgere questa “nuova” didattica. I ragazzi sanno usare i social media, ma non conoscono l’ABC dell’informatica.

Quali modalità di didattica a distanza sta attivando (videolezioni registrate o in diretta, etc) e quali programmi/software sta utilizzando? Aveva già usufruito della DAD prima d’ora?

A. Noi usiamo Classroom per registrare gli assegni e per caricare schede, video, audio, etc. Abbiamo cercato anche uno strumento che fosse facilmente accessibile a tutti e abbiamo optato per Duo. Abbiamo diviso gli alunni in gruppi. Ogni mattina, in videochiamata, spieghiamo ai bambini gli argomenti che necessitano di una spiegazione approfondita oppure consolidiamo qualche argomento passato. I primi 15 giorni sono stati di assestamento, e ci hanno permesso di capire anche come usare le diverse piattaforme. Perché, prima d’ora, non avevamo utilizzato tali strumenti.

C. Noi docenti abbiamo creato con Gmail un’email istituzionale della Scuola, fornita anche agli alunni, e tramite il pacchetto G-Suite effettuiamo le videochiamate con Hangouts-Meet e programmiamo gli eventi e le lezioni con Calendar.Le lezioni possono durare 1 o 2 ore al massimo. Le difficoltà maggiori le riscontriamo con le lezioni che dovrebbero avere un approccio pratico: come ad esempio il laboratorio di moda. In tal caso, gli alunni non hanno la possibilità di cucire, ma l’insegnante del corso ha deciso di far effettuare delle esercitazioni scritte.
Io, in veste di insegnante di sostegno, sto registrando delle videolezioni semplificate e sto creando Power Point per le mie alunne con disabilità varie (10 in totale, alcune hanno ritardi cognitivi di varia entità e altre sono DSA). Due alunne, inoltre, sono in Italia da poco tempo e seguono una volta a settimana una lezione di italiano aggiuntiva (a fronte delle 2-3 lezioni che venivano seguite nel periodo pre-Covid). Prima di questo periodo non avevamo mai usufruito della DAD.

Quali sono, secondo lei, limiti e benefici derivanti dalla DAD?

A. Innanzitutto viene meno quel contatto umano, indispensabile in un ambiente come quello scolastico. In secondo luogo, si trascurano gli strumenti classici dell’insegnamento, per me fondamentali. Inoltre, ci sono evidenti problemi di connessione, per cui non tutti i miei alunni riescono a seguire la lezione in modo adeguato. Unico beneficio visibile è la continuità didattica.

C. Purtroppo, alcune alunne non riescono ad utilizzare questi nuovi strumenti. All’inizio c’è stato un vero e proprio rifiuto da parte loro ma poi, grazie al mio pugno duro, hanno capito che dovevano impegnarsi. Il problema, però, è che hanno difficoltà pratiche. Fortunatamente, sto riscontrando un beneficio: la DAD sta mettendo alla prova la mia scuola in maniera propositiva e le sta dando una spinta fortissima alla crescita in ottica digitale.

Ha mai seguito un corso di aggiornamento sulle nuove tecnologie da applicare alla didattica? 

A. No, non ho mai seguito corsi di aggiornamento al riguardo, in quanto non ne vedo la necessità. Pensa che ho espresso anche i miei dubbi sull’utilizzo della LIM in classe, in quanto ritengo che è uno strumento non ancora idoneo per alunni di prima e seconda elementare. Preferisco stimolare i miei alunni con scrittura e lettura piuttosto che con immagini e suoni digitali.

C. Qualche anno fa, presso un altro Istituto, ho seguito un corso di aggiornamento sul come fare didattica con l’utilizzo dell‘I-PAD, perché c’erano delle sezioni che studiavano esclusivamente attraverso l’utilizzo di questo strumento. Grazie a questo corso, ho imparato ad utilizzare strumenti e software per la didattica digitale.

Si è sentita pronta ad affrontare questa nuova sfida?

A. Diciamo di sì. Questi sono gli strumenti che abbiamo a disposizione e ne faccio di necessità, virtù. Cerco di mantenere un contatto umano con videochiamate e audio personali. Poche di noi hanno avuto una preparazione adeguata per affrontare tale tipo di didattica ma si va avanti.

C. No, non ho avuto difficoltà particolari.

Quale modalità predilige tra didattica tradizionale e didattica a distanza?

A. Io non amo la didattica a distanza, né accetto totalmente l’utilizzo della tecnologia in ambiente scolastico. Ogni momento della vita ha bisogno di determinati strumenti. La scuola deve insegnare, specie ai più piccoli,  a leggere e a scrivere e ad avere un contatto con quello che è il materiale consono alla loro età. Oggi, con questo exploit della tecnologia e della “didattica moderna”, non abituiamo più gli alunni alla manualità, all’attenzione, alla coordinazione. Un bambino è catalizzato davanti ad uno schermo ma non riesce a focalizzare la stessa attenzione su una pagina di un libro.

C. Tra le due, sicuramente la didattica tradizionale perché il rapporto umano è fondamentale! Opto, in realtà, per una didattica tradizionale aperta al digitale e alle nuove tecnologie.

 

 

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