L’arte appartiene a tutti, ma non tutti ne possono godere in egual misura, in quanto sono ancora pochi gli esempi di musei illuminati che hanno dedicato una parte delle loro sale ad ospitare percorsi o laboratori tattili. Una società sensibile all’arte deve garantire anche ai portatori di disabilità l’accesso alle opere d’arte. Nel nostro Paese non mancano esempi virtuosi, primo tra tutti il “Museo Tattile Statale Omero” di Ancona, nato nel 1993, che è il primo museo totalmente tattile, oppure il Museo Egizio di Torino, promotore dell’iniziativa “Museo Egizio da toccare” in cui oltre alle opere è presente tanto materiale informativo e didattico. Il “Museo Tattile” di Varese, invece, rappresenta un esempio unico nel suo genere in Europa in quanto è l’unico dedicato all’esposizione di modelli tattili in legno, in particolare di monumenti, paesaggi, mappe e tanto altro. Noi di Medaarch abbiamo avuto l’onore di vivere una bellissima esperienza professionale condotta in collaborazione con il “Mann: Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, per attivare dei percorsi e laboratori tattili con l’intento di rendere fruibile l’arte a persone non vedenti o ipovedenti.

La riproduzione di opere d’arte in scala originale o in scala ridotta affronta due serie di problemi: il primo è sicuramente la fragilità delle copie che, essendo soggette ad un uso continuo, si deteriorano facilmente; il secondo problema, invece,  è la difficile fedeltà della copia rispetto all’originale, in quanto spesso quest’ultima è creata con processi manuali per cui il risultato finale è legato alla maestria degli artigiani. Il diffondersi delle nuove tecnologie, ed in particolare la stampa 3D, offre nuove possibilità per la riproduzione di opere d’arte, risolvendo in gran parte i problemi citati. 


Vasi Canopi riprodotti con tecnologia FDM. In basso a sinistra, un vaso canopo originale presente presso il Mann.

Un progetto ambizioso e affascinante, per il quale sono state selezionate insieme al MANN circa 50 opere provenienti dalle diverse collezioni esposte al museo, da quelle appartenenti all’età preistorica, con opere in bronzo, a quelle dell’età egizia, con opere in marmo, pietra e terracotta. I reperti sono stati sottoposti ad una o più fasi di scansione tridimensionale, condotte con il supporto dei depositari del museo che si sono occupati di maneggiare l’opera nel rispetto dei protocolli di sicurezza.


Scansione tridimensionale di una lucerna

La scansione laser, nel dettaglio, è una tecnologia che consente di non entrare mai in contatto diretto con l’opera durante la procedura di acquisizione delle immagini. Il numero delle immagini necessarie è stato valutato in base alla dimensione dell’opera, arrivando a oltre cento per quelle più complesse e dettagliate. Ogni set di immagini è stato analizzato per valutarne la definizione; successivamente, ogni immagine è stata allineata e referenziata tramite un software in grado di ricostruire l’oggetto sia nella forma che nella texture superficiale. Con la scansione e ricostruzione digitale dell’ultima opera si è conclusa la prima parte del lavoro: i file ottenuti potranno essere utilizzati per realizzare una galleria virtuale accessibile via web e per riprodurre l’opera in base alle necessità, risolvendo in questo modo il problema della deperibilità della copia di cui si diceva in precedenza, in quanto la stessa diventa sostituibile ad un costo contenuto. Per la stampa 3D è stata utilizzata la tecnologia FDM grazie all’utilizzo della stampante WASP 4070 in nostro possesso, scegliendo, in accordo con i responsabili di progetto del Museo, un colore neutro e un materiale con una finitura setosa, in modo tale che con il tatto potesse essere possibile “sentire” la forma dell’oggetto senza disturbi dovuti alla ruvidità della superficie.

 Guarda la video storia della prima fase del nostro percorso progettuale

Il capiente piatto di stampa della Wasp Industrial ha reso possibile stampare quasi tutte le opere senza ricorrere alla suddivisione in parti( procedura che rende visibile una fastidiosa linea di separazione); per le opere più voluminose che fuoriuscivano dal volume di stampa, i responsabili del progetto hanno preferito una minima riduzione di scala che tuttavia non ha inciso sulla leggibilità dell’opera. Incoraggiati dagli ottimi risultati ottenuti in corso d’opera, i responsabili del progetto hanno voluto potenziare l’offerta di opere tattili, sperimentando la riproduzione tridimensionale ed in scala originale di due frammenti della famosa “Battaglia di Isso”, opera che rappresenta uno dei più importanti esempi dell’arte mosaicale.


La Battaglia di Isso – Opera selezionata dal Mann per la riproduzione in bassorilievo

La realizzazione dei due bassorilievi è stata preceduta da una laboriosa fase di modellazione tridimensionale con lo scopo di restare quanto più fedeli all’immagine bidimensionale, ed allo stesso tempo di rendere evidenti i dettagli per la migliore comprensione dell’opera da parte di persone non vedenti o ipovedenti. Ogni frammento oggetto di riproduzione è stato suddiviso in sei parti stampate singolarmente e poi assemblate con cura per ridare continuità alle superfici.


La finitura finale ha richiesto molta manodopera con la successione di strati di stucchi e levigature. 


Siamo arrivati all’ultimazione del lavoro con la verniciatura, effettuata con smalti epossidici di colore bianco opaco, per rendere la finitura quanto più setosa possibile.

Tutte le opere risultanti dal nostro lavoro sono attualmente esposte al museo Mann di Napoli, in una sala attigua alla sezione “Preistoria”, posta al secondo piano.

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By Categories: Bollino Home #13, CAD Bollino #1, Notizie, WorkPublished On: 15 Maggio, 2020

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